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LO SCOPO DELLA MEDITAZIONE

Quando hai molta fretta, ma così tanta fretta che il tuo respiro diventa affannoso, il tuo cuore batte molto velocemente, la lingua non trova le giuste parole, il tuo corpo è pervaso da ondate di calore, le tue mani sono sudate, fermati e medita perché non c'è alcun posto o alcuna persona a cui sia utile che tu porti la tua inquietudine.

Questa è la frase con cui inizio i corsi di rilassamento e meditazione, partendo cioè da esperienze dirette e comuni accadute a gran parte di noi.

I nostri schemi mentali, talvolta, portano a considerarci relativamente responsabili della qualità della nostra vita, ma se, gradualmente impareremo a smontarli ed esaminarli alla luce della cura e dell'amore di sè, potremmo renderci conto di quanto strenuamente abbiamo lavorato, per creare esattamente quelle condizioni di vita che ci sembrano insostenibili. 

Accade infatti, che a causa dell'ignoranza (avidya) ossia della negazione dell'intelligenza primordiale (Vidya) , possiamo compiere azioni di profondo egocentrismo, asservendoci a idee sbagliate su ciò che riteniamo inevitabile o necessario.

Con il tempo le azioni intenzionali, coltivate e ripetute, creano il fondamento della abitudine che va a incidere nella nostra personalità (Io) creando le strutture di sostegno per il condizionamento della coscienza.

la ripetizione di azioni, pensieri e modi di vita condizionati, generano il Karma che, come abbiamo detto in precedenza, nasce dall'attaccamento..

Imparando a meditare, implicitamente rifletteremo a tutto ciò e coltiveremo nella nostra mente uno spazio di coscienza, che ci aiuterà a vedere quello che di noi non sapevamo, a guardare in faccia noi stessi, a coltivare la facoltà dell'intuizione. impareremo così ad accettarci, partendo innanzi tutto dall'accettazione del nostro corpo..

Arriveremo ad amarci in modo consapevole e proprio per questo saremo disposti a cambiare ciò che in noi è involutivo.

Lo faremo passando attraverso le tappe che vanno dalla intenzione alla consapevolezza.

Praticheremo il rilassamento per accorgerci della sofferenza e praticheremo la meditazione per scoprirne l'origine e superarla. 

Lo scopo della meditazione è, infatti, quello di sollevare il meditante dalla sofferenza e restituirlo alla gioia per cui è fatto e a cui può arrivare con il processo di cambiamento.

 Il cambiamento passa attraverso la compassione, che essenzialmente si pratica attraverso un comportamento moralmente corretto e altruistico, nei propri confronti e nei confronti degli altri. Il modo in cui praticarlo è la gentilezza che è insieme attenzione, compassione, equilibrio (vedi le opere del Dalai Lama). 

A volte meditando, però, ci perdiamo nel desiderio di cambiare per forza qualche cosa, non avremo una meditazione, ma una tensione che porta nella nostra mente confusione e nella nostra coscienza, conflitto e frustrazione. 

pensarsi infatti è un atto della coscienza, ma se a ciò aggiungiamo l'accortezza di non rivolgerci a noi stessi con poco riguardo nè con condiscendenza, potremo dire che pensarsi è un atto della consapevolezza . Tutto il resto è rumore della mente.

Una corretta meditazione non ha un fine, brilla di luce propria, così come il gabbiano Jonathan Livingston (vedi il libro di Richard Bach) non volava per ,mangiare, ma volava per il piacere di volare. E' questo il segreto per meditare bene: non occuparsi degli effetti, dei vantaggi futuri, ma lasciare che mezz'ora di serenità entrino nella nostra coscienza, come un patrimonio che nessuno più ci potrà sottrarre.

Ovviamente per ottenere questo risultato, non dobbiamo confondere la meditazione con stati diversi di coscienza, quali per esempio sognare a occhi aperti o fare rilassamento passivo (come un sacco di pietre) o dormire durante l'esercizio. Nello stesso tempo però non ci dobbiamo preoccupare se la mente non vuole stare ferma, nè aggredire i pensieri con il peso del nostro disprezzo. Dobbiamo perseguire la calma della mente con determinazione rilassata, continuando a esercitarsi seguendo la via di mezzo, senza disperderci se troviamo difficoltà nell'esecuzione degli esercizi, nè esaltarci per aver avuto un buon risultato. abbiamo detto che il processo di cambiamento passa attraverso l'attenzione., ma che tipo di attenzione? La nuda attenzione, cioè l'osservazione pura e semplice di ciò che accade dentro e fuori di noi, pensieri compresi, senza trattenerli..

Se vogliamo esercitarci a non farci dominare dai pensieri, all'inizio della meditazione, facciamo in questo modo.

osserviamoli nascere,

sospendiamo l'osservazione,

lasciamoli cadere.

In questo modo toglieremo alla nostra mente auto-pensante, il timone della guida, diventeremo consapevoli della possibilità di sperimentare il "vuoto della mente" e nello stesso tempo di essere rilassati e vigili.

I pensieri nascono dalle emozioni e si legano alla percezione temporale (ieri, oggi, domani, tra poco, poco fa, ecc.) e alla percezione sensoriale.

Nella meditazione, la percezione del tempo diventa poco a poco irrilevante: il passato non ci appartiene più, quindi è inutile il suo carico emotivo di ricordi spesso legato ai sensi di colpa per ciò che poteva essere e non è stato; il futuro non ci appartiene ancora  e le proiezioni della nostra mente sono quindi inutili, affaticanti e dannose.

L'unico tempo che ci appartiene è il presente, dal quale spesso sfuggiamo e del quale non apprezziamo quasi nulla immersi come siamo a confrontarlo con le "meraviglie del passato" e le "proiezioni grandiose" del futuro.

le scoperte immense che possiamo fare, derivano solo dalla profondità del nostro cambiamento interiore, per cui è possibile che tutto cambierà fuori, solo perché tutto è cambiato dentro, senza nulla cambiare fuori.

Acquisiremo così la serenità, che ci darà la lungimiranza di ritenere perfettibile il mondo dei sensi: ciò che vedo è parziale, ciò che gusto è parziale, ciò che annuso è parziale, poiché sono io che mi rapporto al mondo fenomenico in modo parziale, a causa della mia coscienza limitata.

Se saremo consapevoli veramente di questo, cadrà come un fiore secco la nostra abitudine a formulare giudizi, ci sarà più facile aiutare gli altri e saremo liberi interiormente.

la libertà infatti presuppone che noi siamo coscienti dei nostri limiti e li accettiamo, solo così, riusciremo a non fare del male agli altri, recuperando la nostra autostima.

La volontà che ci porta versa il cambiamento ci farà esercitare la pazienza e la costanza e ci arricchirà di nuove conoscenze riadattando il sé alle stesse. Per il solo fatto di incamminarci sulla nuova strada, avremo rotto gli schemi e bruciato il vecchio Karma.

(Meditazione psiche e cervello, A. Carosella, F. Bottaccioli, 2003, Tecniche Nuove, Milano, p.43,44,45,46)