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Fra i diversi approcci e tecniche utilizzate (Umanistico, Comportamentale, Cognitivo,Motivazionale, Integrato..) l’approccio a mediazione corporea rappresenta l’indirizzo formativo della SIAB, ed è la scuola di counselling da me scelta. Il presupposto sul quale si fonda il lavoro formativo è che non esiste scissione tra corpo e psiche.

‘ Il concetto di identità funzionale fra psiche e soma ipotizzato da Wilhelm Reich negli anni 20 e sviluppato e approfondito da Alexander Lowen considera la persona  come un sistema organizzato all’interno del quale la mente e il corpo sono in stretta relazione e si influenzano tra loro.’ (Il counselling a mediazione corporea e i suoi contesti, la mediazione corporea nel counseling, di Maria Grazia Battaglia pag.43 edizione Franco Angeli 2011).

L’approccio centrato sulla persona (Rogers) e bioenergetico si basano entrambi su; fiducia profonda nell'organismo umano e sulle sue potenzialità di autoregolazione e autoriparazione. Il Counselling a mediazione corporea si differenzia dalle altre tipologie di Counselling, perché oltre al rapporto verbale tra Counsellor e cliente, ha come supporto la conoscenza del corpo per accompagnare alla scoperta, o alla riscoperta, delle proprie risorse. L'attitudine di base, per il professionista, è di non limitare l'osservazione ai soli aspetti mentali né l'ascolto delle sole parole del cliente. Si tratta invece di sviluppare un'attenzione e un "buon ascolto" a più livelli, o meglio a "livelli multipli": corpo-mente-emozioni. Il tema dell'empatia è ovviamente un fulcro, come nel Counseling ortodosso. Competenze come la conoscenza del linguaggio del corpo e delle dinamiche emozionali, oltre che della comunicazione, sono fondamentali. La visione è organistica in senso appunto di integrazione mente- corpo ( Rogers-lowen).  Spesso ciò che le parole dicono non corrispondono all’emozione narrata. Il corpo racconta attraverso la comunicazione non verbale ciò che non diciamo. Nella dimensione non verbale la decodifica avviene attraverso gli occhi, saper osservare ad esempio un improvviso rossore, non controllabile e improvviso, nel cliente,  può essere rivelatore di un emozione che affiora. Le espressioni del volto, lo sguardo, la voce, il comportamento spaziale (lo spazio tra noi e gli altri), i gesti, sono caratteristiche della comunicazione, che coinvolge più persone in una serie di eventi. Il clima che si instaura è molto importante, perché renderlo caldo, accogliente , sarà facilitante nella relazione cliente/counsellor, attivando sentimenti di fiducia e di propensione al raccontarsi. Così come il clima accettante, porterà il cliente a fare altrettanto verso i propri vissuti, dandogli la possibilità di sperimentare emozioni che lo spaventano e attivare così il processo di cambiamento che desidera.

“Il corpo, dunque, che resta attore principale, ma meno attivo rispetto al modello di psicoterapia individuale e di gruppo; il corpo come facilitatore del processo, che guida costantemente la consapevolezza del counsellor e del cliente in un processo di sintonizzazione costante”. (Introduzione di Patrizia Moselli al counseling a mediazione corporea e i suoi contesti, pag.11. ED. FrancoAngeli 2012).

Osservando i mutamenti del corpo, possiamo portare consapevolezza ai pensieri, sapendo che ogni emozione rappresenta un movimento interno. Il chiedersi come il cliente sta, utilizzando la lettura del linguaggio corporeo, può essere utile per stabilire ad esempio, un primo contatto L’attenzione alla corporeità del cliente non significa però, in questo contesto, lavoro sul corpo.