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Giocare a nascondino con i piedi per Terra e il Vento nei polmoni

Ricordo da bambina i giochi fatti in strada; giochi dinamici, di contatto e confronto fisico. Parlo di 'strega impalata', 'strega colori', nascondino, ruba-bandiera, la settimana e il salto con la corda...

erano circa quarant’anni fa, avevo dieci anni. Andavo a scuola a piedi tutte le mattine con mia sorella,  e il primo motorino mi è stato regalato a quindi anni. Il salto generazionale da allora ad oggi, ha visto il gioco e lo spazio del gioco, restringersi sempre più, dalle strade poco affollate, dagli spazi verdi, alla casa, alla staticità del corpo davanti alla televisione e al cellulare, al portatile e alle amicizie in chat, ai giochi virtuali.

 

I tempi cambiano, le tecnologie si raffinano, gli spazi esterni meno sicuri e famigliari, così senza accorgersene,  è avvenuto un tradimento, un abbandono del corpo, in cambio l' esaltazione della mente. Il corpo è  stretto e confinato nell’immobilismo di un’epoca fatta di consumismo ed apparenza, spinto alla prestazione per apparire, allontanato dal sentire più istintuale, fonte percettiva e recettiva, che ci avvicina alla nostra energia pulsante, energia vitale del bambino che salta e grida, ride e piange nella totale verità del suo essere e dimora sempre in noi. Dobbiamo e possiamo entrare in contatto con il bambino che è in noi per integrare nella vita adulta le qualità dell’infanzia che possono rendere possibile la gioia.

Abbiamo il diritto/dovere di ricercare questo contatto e di aiutare i bambini ad uscire per  giocare con altri bambini, creare spazi e situazioni dove questo sia possibile. Alimentare la fantasia, la creatività, l’utilizzo della tecnologia come strumento  e non come sostitutivo di qualcosa che manca, affettività, tempo, attenzione e presenza. L’energia vitale e l’entusiasmo della vita aumentano visibilmente entrando in contatto con le percezioni sensoriali della pianta dei piedi (collassata o ben radicata), delle dita (aggrappate o rilassate), delle ginocchia (rigide o flessibili), delle anche, del bacino, del respiro (profondo o superficiale), della colonna vertebrale (contratta o flessibile), man mano con tutte le parti del corpo fino ad arrivare alla mascella, agli occhi ed al cuoio capelluto.  Quando correvo velocissima per liberare tutti!, nel gioco del nascondino, mi percepivo intera, nella totalità del mio corpo, intimamente connessa con me stessa e il terreno che mi sosteneva, l’aria che attraversava velocemente le narici ed esplodeva in ogni cellula e muscolo, scaricando energia e impulso al movimento, mente-corpo-anima, tutto in sintonia come musica, usciva dalle labbra per gridare il proprio esserci al mondo!

Il corpo in movimento esprime l’energia che lo attraversa, il corpo statico, tutto il giorno sacrificato, contenuto, trattenuto, schiavo dell’eccessivo lavorio della mente, ci scuote spesso, lanciando SOS che reclamano attenzione, che tardano ad arrivare, purtroppo, anche molto tempo dopo l’inizio del disagio; e questo segnale si traduce in dolore fisico, malattia, sofferenza corporea. Allora ci allarmiamo e ricorriamo a silenziarlo, a sedarlo, dispiaciuti e risvegliati da un segnale impossibile da ignorare.

“La nostra realtà di base è il nostro corpo, il nostro se non è un immagine prodotta dal nostro cervello, ma un organismo reale, vivo, pulsante. La perdita di una parte del nostro corpo è una perdita del sé” (Lowen, 1994)

Simona Rossi